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La BioTransEnergetica di Stefano Gentilini La BioTransEnergetica è una disciplina psico-spirituale, un insieme organizzato di strumenti, un metodo esperienziale per padroneggiare l’esperienza interiore o spirituale, unitaria, metafisica, e raggiungere quei livelli di coscienza olistica, dove si rende possibile la comprensione diretta delle cose come sono. Si colloca all’interno del vasto movimento della psicologia transpersonale riconoscendone i presupposti che sono per la maggior parte condivisi da millenni dalle più diverse tradizioni spirituali1. Condivide con le antiche medicine tradizionali e le terapie psicocorporee la visione dell’organismo come un insieme di processi energetici. Riconosce, nelle nuove acquisizioni della fisica, indicazioni utili per la comprensione di un nuovo modello, che in modo più completo descriva il rapporto tra l’uomo e l’universo, collocandolo in una visione dinamica e interconnessa con esso. Concorda con gli studi sugli stati di coscienza circa la validità di una visione molteplice dei medesimi nell’uomo, e della loro indispensabile padronanza per l’evoluzione, la conoscenza di se stessi e del rapporto con tutto quello che ci circonda. Nelle tradizioni sciamaniche, specialmente quella afro-brasiliana, raccoglie una ricca e articolata eredità di conoscenza e di pratiche antiche. Queste pratiche, che hanno da sempre consentito l’accesso a processi di trasformazione nell’uomo in una visione olistica e del suo rapporto con il divino, danno l’opportunità di ritrovare un sapere spirituale antico in pieno accordo con il paradigma olistico e le nuove conoscenze della psicologia transpersonale. Lo sciamanesimo Quello che unisce le antiche tradizioni sciamaniche con il nuovo paradigma olistico/transpersonale, è la necessità di riconoscere e gestire l‘esperienza interiore, al fine di facilitare l’evoluzione dell’uomo nel suo cammino dall’Io verso il Sé, nel riconoscere e ristabilire, se necessario, la fondamentale unione, da sempre esistente, dell’uomo con tutti i piani del creato e dei vari regni della natura. Nelle antiche tradizioni la figura dello sciamano svolgeva diversi compiti: guaritore, psicopompo2, esperto in medicina vegetale, indovino, artista, eccetera. Il suo agire si può considerare in qualche modo “finalistico”, riportare ordine nel caos, mantenere viva la tradizione antica e permettere che questa non andasse persa. Il termine finalistico è da intendere, in una cultura pre-scientifica come lo sciamanesimo, come il bisogno di essere in armonia con la natura e con gli antenati per favorire la propria sopravvivenza. Lo sciamano svolgeva questo compito attraverso la padronanza di pratiche rituali, di vari strumenti musicali (quello più conosciuto e utilizzato è il tamburo), che gli consentivano di accedere a stati modificati di coscienza e di trance, di entrare in diretto contatto con l’invisibile, e con tutte quelle forze che secondo la tradizione erano nel bene e nel male responsabili del destino dell’uomo e delle sue sofferenze. La padronanza della capacità di trasformare il suo stato di coscienza e la conoscenza di una tradizione antica gli consentivano il rapporto fra il visibile e l’invisibile, gli permettevano di essere l’intermediario con il mondo invisibile. L’unità come base dell’esistenza Le ultime scoperte nel campo della fisica in riguardo alla quantistica, nel campo della medicina con la Psiconeuroimmunologia3, della psicologia con gli studi sugli stati di coscienza4, evidenziano come la scienza riconosca nei suoi diversi ambiti una fondamentale interconnessione in tutto quello che ci circonda dentro e fuori di noi. Tutto nel cosmo fluisce, ha una sua danza, un suo ritmo; il ritmo e la polarità sono alla base dell’esistenza. Questa conoscenza era presente fin dagli albori dell’umanità, lo sciamanesimo ne è la prova, e si può facilmente riconoscere in filosofie orientali (buddismo, taoismo, ecc.), o nella medicina ayurvedica. Questa nuova visione della realtà, pone l’accento sul fatto che le separazioni o le “interruzioni” che noi viviamo o che percepiamo, che comunemente chiamiamo malattia, disagio, alienazione, sono il sintomo del nostro non essere in sintonia con i nostri ritmi interni o quelli che fanno parte del mondo circostante. Questi segnali li consideriamo come sintomi da combattere e da eliminare il più presto possibile, delegando questo, spesso, ad altre persone che inquadrano il disagio come la fonte principale di tutti i nostri guai. Se per un momento consideriamo i sintomi come una “spia” che si accende per indicarci che “il nostro modo di essere e di muoverci nel mondo” non è in contatto con l’espressione più autentica di noi, e che questa è limitata da condizionamenti, paure, opinioni, eccetera, cogliamo più facilmente come il sintomo può diventare un nostro prezioso alleato. Se siamo disposti ad ascoltare invece che dire no, a ricollegarci al flusso dell’esistenza eliminando le dighe che abbiamo creato per “difenderci” dal mondo, e se lo facciamo con una metodologia appropriata possiamo imparare a fluire nel fiume dell’esistenza, invece che combattere nella falsa convinzione che quello che ci accade non ha un senso o che la vita ce l’ha con noi, e noi non possiamo far altro che difenderci. Il Modo Ulteriore La biotransenergetica, propone, mediante il modo ulteriore, un’ epistemologia5 del sacro, uno strumento che sappia fornire le basi metodologiche per una prassi che consenta di considerare la spiritualità come elemento centrale del contesto terapeutico. Il modo ulteriore si definisce come quella particolare modalità di conoscenza che coglie nella polarità manifesta la polarità complementare, nella separazione quello che riunifica e nella riunificazione quello che separa; può essere considerato il sistema operativo che la coscienza unitiva, olistica, attua per la realizzazione della consapevolezza, passando da una percezione duale a quella unitiva. Per comprendere come il modo ulteriore riorganizza la percezione, dobbiamo considerare il concetto di dinamica originaria, che è la dinamica sottostante a qualsiasi evento che si gioca tra la parte e il tutto. Questa dinamica è sempre presente e può essere colta attraverso la conoscenza e la padronanza delle sue leggi. Come citato prima, la percezione della realtà ci appare governata dalle leggi di causa-effetto, questa è la percezione duale che noi abbiamo comunemente della realtà che ci circonda sostenuta dal paradigma cartesiano vigente ancora oggi. Se noi superiamo le barriere della dualità, attraverso un cambiamento delle percezione che non è più proiettata soltanto verso l’esterno, ma che comprende contemporaneamente la consapevolezza della nostra percezione di cosa accade dentro di noi, e di qual’è la risposta interna a questi accadimenti, favoriamo il passaggio da una percezione duale degli eventi a una percezione unitiva. Questo modo ulteriore di percepire gli eventi ci rende in grado di fare “salti verticali” passando da una modalità di conoscenza del mondo ad una di consapevolezza del mondo, quindi di essere parte del mondo. Questo salto verticale consente di vedere le cose come sono e di rendersi conto degli eventuali “impedimenti” emotivi o cognitivi che vi si oppongono. Questo avviene se attuiamo quella che viene chiamata in BTE la legge della naturalezza naturale6, dove in un “campo di coscienza” in cui si mantiene a sufficienza la persistenza del contatto, l’organizzazione della percezione passa da una modalità lineare (duale), a una modalità unitiva, olistica. Proseguendo nella persistenza del contatto anche i confini tra osservatore e cosa osservata si dissolveranno nella pura e semplice essenza. Gli strumenti La Biotransenergetica attinge ad un sistema di conoscenze e di strumenti
che favoriscono l’integrazione delle personalità e l’
accesso alla dimensione transpersonale come fonte di guarigione ed evoluzione.
Questi strumenti vanno dal contatto con le forze dalla natura, gli Orixàs,
che nel gergo psicologico occidentale si possono identificare con gli
archetipi, attraverso pratiche che fanno parte delle tradizioni sciamaniche
(danze rituali, canti, utilizzo del tamburo, fino ai viaggi sciamanici),
alle pratiche di respirazione e di lunga vita, alle metodiche della
psicologia transpersonale. L’approccio fornisce una nuova comprensione
delle proprie dinamiche emotive, e strumenti validi per favorire i processi
naturali di auto-rinnovamento e auto-trascendenza dell’organismo,
riconoscendo nel sintomo la funzione di “alleato”.
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