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Sicomoro – significato e simbologia Sicomoro (gr. sykómoros, da sykon, fico e móron, mora): Ficus
sycomorus, specie arborea dell'Africa nordoccidentale. Fu importata
in Italia dai romani dal IV secolo a.C.
Secondo gli antichi egizi, con l’arrivo della primavera l’Uovo cosmico plasmato da Ptah, e da lui deposto sulle rive del Nilo, si apriva e ne usciva Ra/Osiride, il Sole. Il fiume viveva in simbiosi col dio del sole: “Cresce, io cresco; vive, io vivo”, cosí recita il Libro dei Morti, celebrando il perpetuo rigenerarsi della vita, la resurrezione di tutte le cose caduche. Finalmente cessava il pianto di Iside, alla disperata ricerca del suo amato Osiride. Per festeggiare la fine del suo dolore, nel santuario di Abido si mettevano in scena gli episodi del mito di Osiride, culminanti nella resurrezione del dio, che avveniva quando dalle zolle alla base del sicomoro sacro iniziavano a spuntare i germogli di grano e orzo. Albero cosmico assimilato alla fenice, era quindi considerato simbolo di immortalità, di vittoria sulla morte, di rinascita dalla distruzione. Era l’Albero della Vita. Il suo succo era prezioso perché si riteneva donasse poteri occulti: “il frutto e il succo (o linfa) dell'Albero della Vita procurano l'immortalità”; il suo legno era usato per la fabbricazione dei sarcofagi: seppellire un morto in una cassa di sicomoro significava reintrodurre la persona nel grembo della dea madre dell'albero, facilitando così il viaggio nell’aldilà. Nel Libro dei Morti, il sicomoro è l'albero che sta fuori dalla porta del Cielo, da cui ogni giorno sorge il dio sole Ra. Era consacrato alla dea Hathor, nominata anche la "dea del sicomoro”. La dea Hathor appare sotto forme diverse. All'origine era probabilmente una dea del cielo, ritratta come una mucca dal pelame stellato. Spesso rappresentata in forma di giovenca, si trova anche in sembianze femminili con il capo sormontato da due corna, che la collegano alle forze iniziatiche e al risveglio di kundalini. Suo strumento sacro è il sistro, e il suo simulacro presiedeva ai banchetti: "vieni o Dorata, che gioisci delle canzoni , che desideri la danza nel tuo cuore, che sei risplendente durante le ore del piacere, che gioisci delle danze notturne..."; così canta un poeta, che prosegue poi glorificando la potenza universale della dea, il cui dominio è immenso. Dea madre, feconda e nutrice, Hathor abita gli alberi ed è la
"Signora del sicomoro del sud", a Menfi; ma è anche
la "Signora dell'occidente", ossia la signora del regno dei
morti. Nel Vangelo Il sicomoro è citato nel celebre episodio di Zaccheo (Luca 19,1-10). Entrato in Gerico, Gesù attraversava la città, circondato
dalla folla. Un uomo, tale Zaccheo, ricco sovrintendente degli esattori
del fisco e sfruttatore dei più poveri, cercava di vedere chi
fosse Gesù, ma essendo piccolo di statura non ci riusciva. Corse
dunque avanti e per poterlo vedere salì sopra un sicomoro, perché
Gesù doveva passare di là. Il sicomoro diventa così un simbolo di redenzione: su di esso ascende Zaccheo, e quella decisione si rivelerà salvifica.
Il sicomoro è legato al numero 9: il numero tre volte sacro
(3x3=9), il numero dell'Amore Universale. Rappresenta l'immagine completa
dei 3 mondi: materiale, psichico e animico. L'ultima e la più
alta delle cifre elementari rappresenta le grandi realizzazioni mentali
e spirituali e denota qualità "superiori". E' simbolo
di verità totale e completa (il 9 moltiplicato per qualsiasi
altro numero dà un prodotto le cui cifre sommate tra loro danno
ancora 9).
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