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PSICOSINTESI: LA NASCITA DEL CRITICO INTERIORE Liberamente tratto e tradotto da “Formation of the Inner Critic” di Verlie Hutchens Anche tu hai un critico interiore. E’ la modalità che ti ha permesso di diventare adulto. Quando eri piccolo dipendevi totalmente dai Giganti che abitavano a casa tua per avere cibo e calore, per la tua salute, per ogni tuo movimento. Mentre imparavi nuove cose e le tue capacità crescevano, essendo molto sensibile a espressioni, toni e linguaggio del corpo dei Giganti attorno a te, hai iniziato a notare che alcune delle tue azioni ottenevano una risposta negativa da parte loro. Questo era un gravissimo pericolo, perché la tua vita dipendeva totalmente dai Giganti: così, hai imparato il più possibile a evitare di fare le cose che causavano le loro reazioni negative. Quando hai iniziato a parlare, hai cominciato a collegare le parole agli altri segnali dei Giganti: hai imparato ad anticiparne le reazioni negative, dicendoti da solo le stesse cose, prima che lo potessero fare gli altri. Tutto questo allo scopo di sopravvivere e garantirti cibo, riparo, sicurezza, amore. I Giganti dovevano essere appagati a qualunque costo. Crescendo, questa voce è divenuta sempre più precisa, e ha allargato il suo repertorio. Oltre ai “Non toccare”, “Smettila!” e simili, troviamo perle come “Non capisci nulla” oppure “Ma chi ti credi di essere?”. Ora, diciamo subito che i Giganti erano a loro volta influenzati dal loro critico interiore, e spesso non se ne accorgevano. Nel loro sforzo di evitarti di fare “errori” che loro stessi credevano di aver fatto, ti hanno passato alcuni dei messaggi ricevuti dal loro critico interno, anche se questo non aveva a che fare con te. Uno dei temi più diffusi era “Non provarci. E’ troppo pericoloso. Potresti essere rifiutato, e ti farebbe male”, che poteva essere applicato a qualunque cosa nella vita, dalla scuola allo sport, dall’arte alle relazioni. Poi è arrivata la scuola. I tuoi insegnanti avevano una gran quantità di nuovi pericoli da cui proteggerti, e anche gli altri bambini portavano con sé la loro personale, strana collezione di messaggi assorbiti dai loro Giganti, messaggi che a turno s’infliggevano l’uno all’altro, in parte per verificarne la validità, in parte per dimostrare la loro capacità di starsene al sicuro. Col tempo, questi messaggi sono diventati sempre più mirati ed efficaci: “Sei troppo stupido per diventare scrittore” (che vuol dire “Ti eviterò di correre quel rischio e di essere ferito come lo sono stato io”). E tu hai immagazzinato tutti questi messaggi, te ne sei nutrito, te li sei ripetuti per proteggerti da ogni sorta di pericolo, vero, immaginario, o immaginato da altri che fosse. Hai continuato a raffinare e dare sfumature nuove all’arsenale di allarmi nella tua testa. Ed eccoti lì: sei diventato un adulto che ha adottato per anni e anni questa modalità che un tempo era necessaria alla tua sopravvivenza. E’ diventata un’abitudine così radicata che quasi non l’hai notata, ma influenza ogni mossa che fai, ogni giorno. Prova questo: guardati allo specchio e nota i primi pensieri che attraversano la tua mente. Osservali quando stai per fare una telefonata difficile, o mentre entri in una stanza piena di persone. In particolare fai attenzione ai pensieri che hai scacciato ma che erano davvero significativi per te nel momento in cui li hai formulati. “Che idiota. Che cavolo pensi di fare?”. E osservali quando stai per premere Invia a un messaggio che sarà letto da un gruppo di colleghi. Più ti alleni a notare la voce del tuo critico interno più ti sarà facile riconoscerla. Adesso che sei un adulto forse puoi iniziare a renderti conto che molti di questi messaggi non sono più rilevanti, e forse nemmeno veri. Prova ad assegnare al tuo critico dei nuovi compiti, più maturi. Hai ancora bisogno che t’impedisca di attraversare a piedi l’autostrada, o di uscire da un negozio senza pagare; e probabilmente avrai ancora bisogno della sua meravigliosa capacità di discernimento per aiutarti a prendere decisioni. Tuttavia, credo che tu non abbia più bisogno del “Sei troppo stupido per scrivere”, anche se ti potrà aiutare a selezionare le cose buone che scrivi da quelle che ancora hanno bisogno di essere elaborate. Se un critico si prende troppo spazio, o se stai per affrontare una situazione in cui sai che darebbe fastidio, prova a mandarlo in una bella vacanza, qualcosa che gli possa piacere, come andare in spiaggia a giudicare le persone in costume. Così, quando ritorna, gli puoi ricordare quanto si potrebbe divertire se andasse in ferie…
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