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Counseling e psicosintesi Liberamente tratto da:
La psicosintesi riconosce pienamente che, in chi si rivolge al counseling, vi sia la necessità di accettare e canalizzare gli elementi negativi e distruttivi, e d’integrare la personalità, ma sostiene anche e lavora attivamente per la scoperta di un’identità più profonda, il Sé - la vera essenza oltre le maschere ed i condizionamenti. Il counselor psicosintetico affronta il cliente avendo fiducia nella sua capacità di comprendere la vita, di scegliere e di trascendere i propri limiti apparenti. Il counselor considera i problemi e le difficoltà del cliente non come il risultato di semplice inadeguatezza, ma piuttosto come stimoli ed opportunità per crescere. Il counselor psicosintetico darà valore alle esperienze umane e cercherà di facilitarne la realizzazione pratica nel vivere quotidiano del cliente, restando sensibile alla profonda sofferenza e all’impatto degli avvenimenti infantili sul comportamento adulto. La psicosintesi rispetta la profondità, la saggezza e la potenza dell’inconscio, e offre principi e metodi per cooperare con l’innata spinta della psiche verso una matura realizzazione di sé. Si concentra sull’interdipendenza tra esperienza personale e sviluppo, e sulle potenzialità per una vita creativa. Il valore, il significato, le peak-experiences, l’essenza ineffabile e inquantificabile della vita umana sono riconosciuti elementi integrali del processo. Molte sono le persone bisognose di aiuto: alcune si rivolgono volentieri al counseling, altre lo scelgono come ultima risorsa per l’incapacità di affrontare la vita con successo, altre ancora sono vittime riluttanti di malattie psicosomatiche, e molte soffrono per le grandi crisi della loro esistenza. La gente si sente sempre più impreparata ad affrontare le crisi domestiche, sociali ed anche internazionali. Molti sono messi a confronto con problemi derivanti dai conflitti familiari e dal divorzio, o dalla sottile disgregazione del nucleo familiare. Rapporti sociali dannosi, disoccupazione, tensioni economiche ed ambientali, tutto ciò ha un proprio ruolo, così come lo hanno i meno visibili sentimenti di ansia, aggressione, impotenza, disperazione e mancanza di significato. Tra coloro che si rivolgono al counseling molti sono fondamentalmente sani e capaci di funzionare bene, ma provano un senso d’insoddisfazione per la qualità della loro vita, ed aspirano ad un completamento e ad un fine superiore. La scelta d’iniziare il counseling riflette un impulso vitale di affermazione che trascende i confini di una vita convenzionale. La ricerca di un significato e di un’identità più profonda spingono a tale decisione. Il counseling sta perciò perdendo l’infamante marchio di implicita malattia psicologica, e vi quindi sono minori inibizioni nell’intraprendere un lavoro di counseling. Indipendentemente dalla motivazione, conscia o inconscia, le persone
scelgono il counseling perché vogliono diventare sane e soddisfatte.
Sembra che gli esseri umani posseggano un nascosto senso delle loro
potenzialità che li richiami verso la salute ed il benessere,
un bisogno primario di assumersi la responsabilità della propria
vita e di sperimentarla utilmente. Sono spinte potenti e motivanti,
che possono allargare la situazione del counseling ed aggiungere una
motivazione positiva. Il counseling psicosintetico ritiene fondamentali
questi principi, e cerca di evocarne una consapevole coscienza. Invece che essere un sistema chiuso, la psicosintesi offre l’opportunità per una profonda diversità. Roberto Assagioli, il fondatore, non volle di proposito lasciare ai suoi allievi una teoria conclusa. Elaborò una sua visione e formulò i principi fondamentali, ma incoraggiava i praticanti a ricercare nuovi modelli e ad esplorare nuove strade, integrando i suoi modelli empirici con la psicologia tradizionale. Mentre la struttura definita da Assagioli ne determina i parametri ed i contenuti fondamentali, la psicosintesi continua ad espandersi e strutturarsi nel corso degli anni. A causa della natura inclusiva e della moltitudine di tecniche, la psicosintesi potrebbe erroneamente essere considerata come un corpo eclettico di idee e di metodi. Poiché l’ambiente di qualsiasi psicologia rimane implicito, ad eccezione di coloro che l’hanno studiata a fondo, è facile perdere il quadro teorico sostanziale che dà vita ai principi operativi ed alla pratica della psicosintesi. Di fatto, la psicosintesi, con l’ampio ventaglio di tecniche a disposizione, permette agli operatori una flessibilità ed una varietà d’intervento, pur mantenendo una solida coerenza strutturale. Assagioli riconobbe e sviluppò due aspetti mutuamente dipendenti della psicosintesi: la psicosintesi personale, che mira ad incoraggiare lo sviluppo di una personalità ben integrata; e la psicosintesi transpersonale, che offre la possibilità di realizzare la propria natura più elevata ed i propri scopi nella vita. Egli riconobbe il bisogno individuale di significato, sia del significato della nostra esistenza individuale, sia del mondo in cui viviamo, e della vita stessa. Tradizionalmente la crescita psicologica e la ricerca spirituale sono state etichettate come separate ed essenzialmente antagoniste. Freud e la psicologia occidentale razionalizzavano la ricerca spirituale come fuga dalla realtà o come fissazione, e tendevano a considerare le conquiste ed i valori più alti dell’uomo come adattamenti degli istinti e degli impulsi più bassi. Dall’altra parte i seguaci delle discipline spirituali hanno spesso respinto la psicologia, considerandola una superflua distrazione dal sentiero del risveglio interiore. La psicosintesi cerca d’integrare questi livelli interdipendenti, considerandoli aspetti complementari necessari per la risoluzione dei problemi psicologici e per il risveglio del Sé. Benché Assagioli fosse il primo a fare tali asserzioni, il suo lavoro corrisponde all’ultima opera di Maslow “Theory Z” (1971), in cui si discrimina tra due tipi di persone realizzate: quelle indubbiamente sane e libere da difetti fondamentali, che funzionano efficacemente nel mondo; e quelle che vanno oltre nel loro sviluppo, che riconoscono le limitazioni dell’identità personale e che, trascendendole, si incamminano per raggiungere valori più alti. La psicosintesi personale s’inserisce nel contesto della psicologia umanistica. Impiega diverse tecniche per favorire l’integrazione della personalità, mentre ne tratta le deficienze, i conflitti psicologici, i modelli di comportamento arcaici ed i complessi nevrotici. Di primaria importanza è la capacità del cliente di funzionare efficacemente e di essere profondamente rivolto al conseguimento di una vita gratificante e produttiva. Con ottimismo, lo scopo di questo lavoro è il conseguimento di un forte senso d’identità personale. Per questo gli scopi della psicosintesi sono simili a quelli della psicologia umanistica ed in particolare al concetto di Maslow della realizzazione di sé. Naturalmente il primo e più immediato obiettivo della psicosintesi è di alleviare la sofferenza. Altri scopi sono: evocare le energie e le potenzialità latenti; favorire l’integrazione tra il mondo interiore e quello esterno del cliente; aiutare il cliente a crearsi la propri vita e ad esprimersi in modo significativo; innalzare la qualità della vita ed infine evocare l’autorità interiore e la saggezza del cliente, affinché il ruolo del counselor divenga superfluo. Tutti questi sono scopi nobili per un counseling. Diventare un individuo forte totalmente integrato nella vita, e funzionare bene e con efficacia può essere una grande conquista. Ma poi? Che avviene quando la persona ha ottenuto una sufficiente competenza e benessere? Che dobbiamo farne di questa integrazione psicologica duramente conquistata? Quali sono i valori più profondi per cui vivere? Sto evolvendo in una direzione positiva? Assagioli affermava che lo scopo della psicosintesi è di aiutare a integrare, a sintetizzare, i molteplici aspetti della personalità individuale attorno ad un centro personale e, successivamente, effettuare una grande sintesi tra l’ego personale ed il Sé transpersonale. Conformemente a Kauffman (1984), anche Jung postulava una simile spinta verso l’individuazione, o intrinseca totalità, e credeva che tale forza automaticamente ci spingesse al completamento del nostro vero io. Questo assunto è essenziale per un autentico risveglio transpersonale, così da assicurare che la patologia del sublime non rimpiazzi sintomi nevrotici precedenti. La dimensione transpersonale è quella zona della psiche umana che è qualitativamente più alta dell’esistenza personale, e la trascende. È il domicilio delle più grandi aspirazioni, la fonte dei più alti sentimenti, come la compassione e l’altruismo, e forma le radici dell’intuizione e dell’intelligenza creativa. La consapevolezza transpersonale emerge in modi e momenti diversi. In ogni momento della vita adulta un individuo può provare un risveglio interiore, un anelito per la vita che si realizza, e sentirsi più profondamente ispirato di quanto sia avvenuto in precedenza. Questo risveglio non è necessariamente di natura religiosa. Ci può essere un afflusso di energie dal superconscio, le peak-experiences di Maslow, che danno momentaneamente la chiarezza della visione, una trascendenza dell’identità personale, una consapevolezza dell’unicità di tutta la vita e possono fornire esperienze di natura qualitativa, come la serenità, l’amore e la bellezza. Le esperienze transpersonali hanno una realtà che molti sentono essere più profonda della normale esistenza di tutti i giorni. Racchiudono un valore intrinseco, una qualità poetica, che lascia l’individuo con un approfondito senso dei valori e dei significati. Non è raro che un trauma o un serio sconvolgimento nella vita di una persona evochi degli interessi transpersonali. Un divorzio, un incidente, un’esperienza di pre-morte possono costringere un individuo a tralasciare le cose alle quali era attaccato e in cui aveva investito una grande quantità di energia vitale. Questo sconvolgimento può portare ad interrogarsi sull’importanza della vita, sulla ricerca dei significati, e sulle risposte oltre l’individualità. Ci sono molti racconti e molte versioni di ciascuno, eppure hanno un singolo tema in comune: vi è un centro di vita, un luogo dove ci sentiamo totali e completi, e questo luogo è in noi. La comprensione di tale sorgente è l’essenza del lavoro transpersonale. Il Sé può essere descritto come l’identità più autentica di una persona, l’esperienza più profonda dell’Essere. In questo senso non c’è nulla di esoterico attorno al Sé o al dominio transpersonale. È un’esperienza familiare e intima, ma tale scoperta deve essere fatta da noi stessi. La vita stessa è un viaggio attraverso cui realizziamo la nostra essenza. Assagioli affermava che scopo ultimo della psicosintesi è di aiutare a realizzare l’esperienza del Sé, e riconoscerlo come il principio organizzatore della vita. La psicologia convenzionale non riconosce questo centro di vita, conosciuto in psicosintesi come Sé transpersonale o spirituale. Gli psicologi umanistici, comunque, hanno cercato di includervelo. Carl Rogers asseriva di lavorare con il sé olistico; Fritz Perls lo definì “il punto di indifferenza creativa“ e parlò di autoregolazione dell’organismo; Abraham Maslow sottolineò il bisogno di tutti gli esseri umani di autorealizzazione; James Burgental incoraggiava alla ricerca del perduto senso dell’Essere. Carl G. Jung e Roberto Assagioli, i padri della psicologia transpersonale, dedicarono il loro lavoro a portare questa anima in primo piano nella moderna psicologia. Gli stati trascendenti della coscienza non sono di per sé una garanzia di efficace funzionamento psicologico e, se usati con imperizia, possono causare un’ampia varietà di problemi psicologici. Su una persona instabile e non integrata, le esperienze super-coscienti possono portare allo squilibrio mentale. Coloro che sono immaturi possono rifugiarsi nella sfera transpersonale per sfuggire le difficoltà della vita. L’ego personale viene dilatato da fuggevoli apparenze dell’essenza del Sé e della natura divina della vita; un risveglio interiore può provocare una insoddisfazione cronica della realtà. Il transpersonale, se usato e compreso male, può aumentare le nevrosi. Per queste importanti ragioni la psicosintesi tenta di integrare il personale con il transpersonale, e di agevolare nel cliente la sana espressione di queste energie psico-spirituali. Rivolgersi alla sfera transpersonale non è, nel counseling psicosintetico, un mistico rifiuto della realtà, né una spinta a trascendere o ritirarsi dalla vita di tutti i giorni. Lo scopo è d’incoraggiare e di spianare la strada per l’esperienza transpersonale, e di consentire la crescita di una persona con l’uso ordinato delle proprie risorse. Una ricca vita spirituale, le peak-experiences, una chiara visione del proprio potenziale ed un senso di unità possono condurre alla disperazione se il cliente non è capace di tradurre tutto ciò nel vivere quotidiano. Perciò al centro del counseling psicosintetico c’è sia l’esperienza che l’espressione della dimensione transpersonale. L’esperienza transpersonale emerge in modi differenti in differenti
persone. Il counseling psicosintetico è una collaborazione reciproca,
in cui l’andamento del lavoro sarà indicato dalle motivazioni
e dallo sviluppo del cliente.
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